The Animal I've Become
(Three Days Grace)
I can't escape this hell
So many times i've tried
But i'm still caged inside
Somebody get me through this nightmare
I can't control myself
So what if you can see the darkest side of me?
No one will ever change this animal I have become
Help me believe it's not the real me
Somebody help me tame this animal
(This animal, this animal)
I can't escape myself
(I can't escape myself)
So many times i've lied
(So many times i've lied)
But there's still rage inside
Somebody get me through this nightmare
I can't control myself
So what if you can see the darkest side of me?
No one will ever change this animal I have become
Help me believe it's not the real me
Somebody help me tame this animal I have become
Help me believe it's not the real me
Somebody help me tame this animal
Somebody help me through this nightmare
I can't control myself
Somebody wake me from this nightmare
I can't escape this hell
(This animal, this animal, this animal, this animal, this animal, this animal, this animal)
So what if you can see the darkest side of me?
No one will ever change this animal I have become
Help me believe it's not the real me
Somebody help me tame this animal I have become
Help me believe it's not the real me
Somebody help me tame this animal
(This animal I have become)
Crowland
Solo un nome odora tanto di sangue.
Guerrafondai, barbari, assassini, irascibili i Crowland sono visti così nel pregiudizio comune ed in alcuni casi anche da loro stessi.
Parlando con un Crowland della sua gente noterete che anche egli stesso si riferirà alla sua famiglia con termini non dissimili da quelli che i pregiudizi portano dietro.
Guerrieri potenti, vivono per la battaglia e per una battaglia in particolare, una lotta che attendono da quando il sole rischiarò per la prima volta i loro occhi portandogli a vedere i contorni del mondo, una sorta di madre di tutte le battaglie, quella tempesta che alla fine porterà un eterna quiete.
Le terre in cui vivevano erano impervi monti che parevano senza fine, vette inviolate e terre selvagge, il loro isolamento in quei territori e la scarsa volontà collaborativa alimentava le leggende su di loro.
Alcuni dei Crowland o delle loro terre scendevano nelle valli trovando accordi con gli Alexis o con gli Anderson, spesso facendo parte degli eserciti di una o dell’altra famiglia, sebbene i Crowland abbiano sempre preferito trovare accordi con gli Alexis, più simili a loro in diversi aspetti, non era raro trovare qualche uomo delle montagne anche tra le file degli Anderson.
Secondo le leggende dei Crowland sui monti più alti si nascondevano gli elementi più validi della loro famiglia, uomini divenuti capaci di contenere tutta la rabbia e la forza in modo da tirarla fuori solo quando necessario, guerrieri capaci di combattere con lo spirito e con la mente e gli unici dei Crowland ad aver rinunciato ad un loro tratto distintivo.
Gli unici ad aver rinunciato alla Brorsvard, una sorta di fusione che ogni Crowland possiede con un particolare tipo di arma a cui si legano più che ad uno stesso fratello.
I Crowland sono signori della battaglia pur non essendo fini strateghi, preferiscono la forza bruta e le loro scelte non vanno mai troppo per il sottile, alcuni direbbero che sono pazzi, ma sono pronto ad assicurarvi in prima persona che vedere uno di questi pazzi caricarvi senza alcuna paura getta nello sconforto anche l’animo più indomito.
Nonostante tutta la loro ferocia possiedono dentro di loro uno strano senso d’onore e di giustizia, un Crowland non attaccherà mai un nemico inerme o disarmato e non attacca nessuno che non ritiene degno della sua furia.
Quindi prima di decidere di usarli per un attacco contro un nemico casuale è bene rendersi conto se anche loro lo considerano un nemico, potrebbero rivoltarsi contro il loro stesso esercito se decidono che i motivi della guerra non rientrano nel loro senso di giustizia.
A loro modo di vedere anche questo è un sistema per tutelare l’equilibrio.
Lacerati da lotte intestine non sono mai riusciti realmente a tirare la testa fuori nonostante tutto il loro valore, il loro capofamiglia ha dovuto più spesso difendersi dalle continue sfide che gli venivano lanciate dall’interno che dai nemici che giungevano alle porte delle loro impervie terre.
Questa incapacità diplomatica li ha portati troppo spesso fuori dai giochi lasciando alle due famiglie più grandi la possibilità di tenerli ai margini quando con una maggiore coesione avrebbero tranquillamente potuto essere una potente ed equilibrante terza forza.
Il loro simbolo è costituito da una sorta di asta verticale con tre aste orizzontali che vi si incrociano, questo simbolo varia a seconda delle gerarchie della famiglia, solo i gradi più alti e più capaci lo posseggono con le tre aste orizzontali perfettamente dritte, simbolo di equilibrio assoluto, più in basso si va più le aste si inclinano in una delle due direzioni, piegate verso sinistra indicano l’abbandono dell’uno verso gli altri, la dedizione per gli altri, piegate nell’altra direzione indicano l’abbandono degli altri verso l’uno, l’individualismo.
Rozzi, brutali, incoscienti se ne possono dire tante su di loro, ma se si gratta la ruvida scorza si trova un animo decisamente migliore anche rispetto a chi continua a definirsi forzatamente buono.
Assai spesso, nella mia vita, ho provato la strana impressione che il mio essere si sdoppiasse, che altri esseri vivessero o avessero vissuto in lui, in altri tempi o in altri luoghi.
(Jack London - Il vagabondo delle stelle)
Questa breve storiella è dedicata ad una figura
che nel nostro paese non è troppo conosciuta
almeno non quanto in altri.
Closer
Anche se sembro un condannato al patibolo questa volta sono abituato anche a questo. Certo è diverso uscire con la musica di casa è decismente meglio che venire fuori ora, in uno di quei posti che ti sembrano sempre più simile ad un inferno.
Intorno a me ci sono tutti i miei compagni, ma lì sopra, su quel monte ora ci sono solo io, solo io e quei due maledetti punti che dovrebbero darmi almeno la possibilità di un solo piccolo errore.
Ma non devo neppure pensarci, quei due punti devono restare lì, non devono diventare uno, mai neppure una volta devono vedere il dubbio nei miei occhi.
Il respiro cresce ed il primo ti sembra sempre più forte, più veloce, più abile di quanto la sua terribile media stagionale dica. Nella testa richeggia sempre il pensiero che c'è sempre, o quasi sempre, un primo home run anche per il più scarso dei battitori.
Il caso ovviamente non è questo, tre strike ed a casa, ma tu non eri il mio problema il mio problema sta arrivando ora.
Siamo solo io e lui, non la manderà in cielo, non può, deve vincere o almeno pareggiare vuole essere in base quando la mia caduta avverrà.
Bene mio piccolo inferno personale, vediamo quanto è veloce il tuo occhio.
Figlio della luna
Una bellissima canzone spagnola, che porta lo stesso titolo, riscopre una vecchia leggenda gitana sulle fasi lunari e sul tema della diversità.
La leggenda recita pressapoco così:
Una gitana dopo aver perduto l'uomo che amava si recò su di un monte pregando la luna alta e piena di ridargli l'amore perduto.
La luna le rispose che avrebbe fatto in modo di ridarle l'amore dell'uomo, ma in cambio la donna avrebbe dovuto dare a lei il suo primo figlio. La gitana accettò il patto e quando l'uomo tornò da lei la felicità occultò alla sua mente il patto fatto con la luna.
In primavera nacque il loro bambino, la pelle chiara come il latte e gli occhi azzurro chiaro, quasi grigi, era nato come un figlio di luna.
Il gitano, all'oscuro della promessa fatta alla luna dalla compagna, vedendo quel bambino così diverso da lui pensò ad un tradimento della donna e per vendicare il suo onore ferito uccise la compagna con il suo pugnale.
Corse sul monte con l'intenzione di uccidere il bambino, ma gli mancò il coraggio di farlo e lo abbandonò sulla sua sommità.
La leggenda vuole che la luna raccolse il fanciullo e che quando il piccolo piange lei si cala per rendersi una culla per il suo bambino.
La storia sembrerebbe riconducibile ad un caso di albinismo mal inteso e divenuto leggenda per interpretare le fasi lunari. Del resto vi sono altre storie di ragazzi albini che vengono visti come un dono o una maledizione, un figlio di Lamech un nipote del profeta Enoch viene descritto con i tratti albini e scambiato per un figlio degli angeli e numerose storie africane parlano di principesse albine.
La cosa interessante di questa storia è però un altra, negli altri racconti che riguardano cose simili la cosa che sembra saltare più all'occhio, più della pelle bianchissima sono i capelli descritti sempre come ciuffi simili a lana.
Particolare che in questa leggenda, salvo in qualche trasposizione successiva, viene del tutto ignorata i dettagli principali della "lunarità" del bambino sono pelle e occhi mentre i capelli non vengono citati ed anche il bambino scelto per il video che musica questa canzone ha i capelli nerissimi al dispetto della pella chiara e gli occhi di laguna.
Tratti molto particolari che gli rendono dei tratti meno rari di un albinismo totale, ma forse più particolari per una coppia di gitani.
Questa è una sorta di favore
che faccio ad una persona speciale
sperando di far arrivare questa voce
nel posto giusto.
Snow on the Sahara
-Anggun-
Alexis
Solo un nome può essere così ricco di leggende.
Mostri, cannibali, feroci assassini, sanguinari, folli, incantatori, parlando in giro ognuno vi dirà di aver visto un Alexis ed ognuno vi darà una sua versione della famiglia, quasi tutti mentiranno, chi li conosce davvero sa che difficilmente uno stolto sopravvive ad un incontro con uno di loro.
Là dove gli Anderson sono la luce gli Alexis saranno il buio, se gli Anderson decideranno di essere il buio allora gli Alexis cercheranno la luce. Come il cuore che batte quando un lato si contrae l’altro si espande, questi sono gli Alexis, il lato complementare, irrazionale e passionale del mondo di luce che gli Anderson desiderano dominare.
Individualisti eppure uniti tra loro gli Alexis somigliano ad un branco di feroci predatori, cacciano isolati e si difendono in gruppo.
Vi diranno che bevono il sangue delle loro prede, che mangiano carne cruda anzi che il loro cibo molto spesso è persino ancora vivo.
Su questo probabilmente non vi mentono.
Sono maestri della notte e signori delle ombre in cui si nascondono e vivono, sono impulsivi, passionali e come le belve diventano incapaci di ragionare se messi alle strette e se non siete un Anderson pronto ad una battaglia infinita o un Crowland desideroso di prenderle per un po’ è vivamente sconsigliato provocare a lungo un Alexis.
Il loro simbolo è costituito da due V incrociate tra loro in modo da formare un rombo al centro, il simbolo che rappresenta i due modi di canalizzare l’energia del raggio, raccogliendola quando cade dall’alto per custodirla come in un anfora e liberarla verso la terra rovesciando l’anfora piena, il rombo che si forma al centro rappresenta il vero potere del raggio, la capacità di essere creazione e distruzione, perdita e assorbimento, un simbolo che raffigura in se perfettamente la dualità della loro energia e di ogni singolo Alexis.
Gli Alexis sono tra le poche famiglie ad avere due Re, anche se in realtà uno soltanto è considerato ancora oggi il vero sovrano di tutta la casata. In silenzio ogni singolo Alexis spera in due cose, divenire lui stesso il nuovo Re o che il vero e fin ora indiscusso leader della famiglia faccia ritorno dal lungo esilio.
La famiglia negli ultimi tempi fu guidata da uno dei figli del vecchio capofamiglia, l’ultimo rimasto al tavolo dei dodici quando ancora era in piedi, Alexander Alexis.
Testardo, irrazionale, incapace di gestirsi politicamente se non con ricatti e minacce furiose il giovane principe Alexis non era sicuramente il miglior politico, ma indubbiamente era un ottimo guerriero.
Alexander era un concentrato esplosivo di sentimenti puri che andavano in ogni direzione, era a suo modo leale e coerente con se stesso ed il suo modo d’essere ha spesso attirato su di se le ire di tutti e le responsabilità per praticamente qualsiasi evento negativo avvenisse nel mondo.
Suo fratello più grande, Jonathan, era invece pacato e riflessivo sempre se non veniva stuzzicato troppo. Nel suo modo d’essere era salda l’essenza Alexis nell’incapacità di scendere a compromessi o rinunciare a quelli che erano i valori fondamentali.
Questo modo d’essere lo condusse a condividere la stessa sorte del padre, nel lungo esilio da cui neppure lui sembrerebbe ancora aver fatto ritorno.
Le donne degli Alexis meriterebbero un capitolo a parte, complesse e controverse come Sandy, insicure e macchinose come Clarissa, materne eppure feroci come Sarah possiedono nella loro essenza tutti i lati affascinanti e caldi di una notte buia.
Per un Anderson come me gli Alexis sono creature affascinanti, del resto possiamo amarli, possiamo odiarli, possiamo combatterli, ma ognuno di noi è consapevole che non sarebbe in grado di vivere senza di loro.
Di solito lascio passare le bufere prima di metterci bocca. Quando il polverone si riabassa, i fuochi si spengono e tutto resta in silenzio è sempre molto più semplice parlare, ma sarà che ne stanno parlando un pò in tanti sarà stato l'articolo che ho letto di un giornalista pseudosportivo, sarà il pensiero che mi passa per la testa da un pò di tempo di scrivere di sport.
Lo sport in Italia, ma non solo in Italia quasi in tutto il mondo a dire il vero, non sappiamo neanche cos'è.
Mi fa sorridere vedere come una terribile sconfitta porta la gente a parlare di cose che non si risolvono da anni e non perché questo o quest'altro o per i vari ma come e ma cosa, i problemi dello sport italiano non si risolvono per una questione di testa e la testa è dei genitori dei ragazzi che vengono mandati a fare "sport"
La cultura sportiva oggi è molto simile alla cultura generale spartana, se sei un pò più lento, con qualche difettuccio allora è meglio che ti ritiri, tutti corrono alla perfezione assoluta e nessuno, spesso neppure i genitori che portano al campo i ragazzi, è capace di apprezzare lo sforzo, la fatica. Tutti apprezzano solo la vittoria.
Le olimpiadi di Pechino hanno dimostrato questo. La cultura della vittoria e non dello sportivo, la cultura della spettacolarizzazione a tutti i costi di ogni cosa. Gli ori di Phelps, la velocità di Bolt loro sono i veri eroi olimpici?
No loro sono solo delle macchine da dare in pasto ai media, alla cultura dello spettacolo che distrugge lo sport per me è più eroe e merita più applausi chi ci prova sapendo che si scontrerà contro questo muro di falsità, credendoci, sudando e purtroppo non vincendo.
Viviamo in uno sport dove l'unica cosa che conta è vincere, vincere per ingrassare i conti di gente che non si fa troppi scrupoli a gonfiare di steroidi un ragazzo a cui nessuno ha detto che non si può sempre vincere e che nello sport la vittoria più grande è superare i propri limiti con le proprie forze.
Mi sa che tra un pò discuteremo degli atleti come si discute per le macchine di formula uno.
Sarà forte lui o usano la droga migliore per farlo correre?
Il progressivo sviluppo dell'uomo dipende dalle invenzioni. Esse sono il risultato più importante delle facoltà creative del cervello umano. Lo scopo ultimo di queste facoltà è il dominio completo della mente sul mondo materiale, il conseguimento della possibilità di incanalare le forze della natura così da soddisfare le esigenze umane.
Nicola Tesla
Fernadello aveva un dono...
Faceva uscire la gente!
Fernadé non è che puoi passare un pò dal Parlamento Italiano?